Vice ministro assassinato in Bolivia: Evo Morales denuncia la cospirazione
28 Agosto 2016

Redazione di Resistência
Traduzione di Marx21.it
Il presidente della Bolivia, Evo Morales, ha dichiarato che l'assassinio del
vice ministro dell'Interno, Rodolfo Illanes, per mano dei cooperativisti
minerari, rappresenta una cospirazione politica contro la nazione sudamericana.
Gli assassini hanno sequestrato, torturato e ucciso Illanes il 25 agosto, nella
località di Panduro a 186 chilometri da La Paz, mentre il vice ministro stava
cercando di intavolare un dialogo.
“Siamo di fronte a un complotto permanente”, ha avvertito Morales in una
conferenza stampa organizzata nel Palazzo del Governo.
I punti della discordia
I principali punti della discordia dei proprietari delle cooperative che hanno
assassinato il vice ministro, riguardano la difesa da parte del governo
boliviano della Costituzione del paese, che proibisce la vendita dello
sfruttamento delle miniere al capitale privato, mentre i cooperativisti
chiedono che questo punto sia revocato e di poter negoziare le proprie
concessioni anche con le multinazionali. Un altro fattore di divisione è la
legge proposta dal governo che permetterà che i lavoratori delle cooperative
creino sindacati.
“Noi lottiamo per le risorse naturali, ed esse appartengono al popolo
boliviano; si tratta di una provocazione e il popolo non cederà, noi non
consegneremo le nostre ricchezze a imprese straniere”, ha assicurato Morales.
“Speriamo – ha detto – che gli autori materiali e intellettuali dell'assassinio
del vice ministro dell'Interno siano assicurati alla giustizia, lo speriamo
contro coloro che difendono la privatizzazione”.
“Vogliono usare il trucco delle cooperative, forma di associazione esentata dal
regime impositivo, per attrarre le imprese transnazionali e consegnare a queste
le risorse minerarie che appartengono al popolo”, ha dichiarato Evo.
“Esigono anche altri privilegi per le cooperative minerarie come l'azzeramento
delle imposte per l'importazione di macchinari e attrezzature, una sovvenzione
statale sul consumo di elettricità, eliminare gli obblighi ambientali ed
espandere le proprie aree di lavoro per potere sottoscrivere contratti di
associazione con imprese straniere”, ha denunciato il presidente.
I mezzi di comunicazione alimentano l'odio
Evo Morales ha accusato alcuni strumenti di stampa di aggiungersi alla corrente
di menzogne manifestatasi fin dall'inizio della vicenda “che ha portato il
lutto alla famiglia boliviana”. Questi organi informativi contribuiscono a
sconvolgere il paese, ha affermato il primo presidente indigeno della nazione
andino-amazzonica. Morales ha definito come falsi dirigenti gli impresari
minerari che si spacciano come leader del settore e che hanno ingannato gli
autentici rappresentanti delle cooperative minerarie.
Flagellato
Sono stati anche diffusi i risultati preliminari dell'autopsia di Rodolfo
Illanes. Secondo il procuratore di La Paz, Edwin Blanco, il vice ministro ha
sofferto traumi cerebrale e toracico oltre ad avere le costole fratturate. “è
stata una scena durissima che rivela una vera e propria flagellazione”, ha
affermato il procuratore.
I lavoratori condannano l'assassinio
Il leader della Federazione Sindacale dei Lavoratori Minerari della Bolivia
(FSTMB), Orlando Gutiérrez, ha condannato l'assassinio.
“A nome della FSTMB condanniamo chi attenta alla vita di un essere umano. E'
tanto più deplorevole questa barbarie, se pensiamo il compagno Illanes,
coraggiosamente, era venuto proprio per risolvere il conflitto, cercando di
intavolare il dialogo con il settore”, ha ribadito Gutiérrez in una
trasmissione di Bolivia TV.
Il dirigente sindacale ha parlato dello scontro provocato dalla direzione della
Federazione delle Cooperative Minerarie della Bolivia (Fencomin) che ha
invitato al blocco delle strade e all'uso della dinamite, azioni che in
settimana hanno causato la morte di due lavoratori del settore.
Avevamo già avvertito che invece di sollecitare la pacificazione, (la Fencomin)
si è lanciata in discorsi incendiari. Questo comportamento suscita la condanna
del popolo boliviano, ha detto Gutiérrez.
Allo stesso modo, ha definito deplorevoli comportamenti che “non hanno più un
significato rivendicativo e attentano direttamente alla democrazia”.
“Tutto ciò è fuori controllo. Molti dirigenti di settori sindacali a livello
nazionale rifiutano questa situazione. E' necessario difendere la stabilità del
paese, invece di provocare ulteriori convulsioni, che colpiscono solo i lavoratori
del settore cooperativo”, ha affermato.
All'Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Rivoluzionari dell'America
Latina e dei Caraibi (http://www.resistencia.cc/partidos-comunistas-e-progressistas-fortalecem-unidade-na-luta-anti-imperialista/)
i rappresentanti del Partito Comunista della Bolivia hanno denunciato il
“barbaro assassinio” come parte dell'offensiva conservatrice che tenta di
destabilizzare il governo di Evo Morales.